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GLI ANNI "DIFFICILI"

 

Spunti di riflessione e suggerimenti per i genitori degli adolescenti

 

La Bibbia espone dei principi di cui i genitori cristiani devono tenere conto nell’allevare ed educare i propri figli (Prov. 13:24; 22:6; Ef. 6:4; Col. 3:21; Tit. 2:4; Eb. 12:7,8; ecc.). Su questi principi tutti concordiamo, ma la difficoltà sta nell’applicarli concretamente alla vita quotidiana durante tutto il processo di crescita e di maturazione dei nostri figli, fino alla loro completa autonomia. L’età dell’adolescenza è un periodo particolarmente delicato della vita di una persona e quindi è particolarmente impegnativo il ruolo dei genitori in questa fase di sviluppo dei figli.

 

 

CARATTERISTICHE DELL’ETA’ ADOLESCENZIALE

E’ l’età in cui si passa dalla fanciullezza alla giovinezza e quindi alla maturità. L’adolescente sente dentro di sé un crescente bisogno di autonomia , che spesso genera conflitti con i genitori. Tali conflitti il più delle volte non sono una manifestazione di mancanza di amore o di rispetto dei figli verso i genitori, quanto l’espressione del bisogno di rendersi autonomi.

E’ un periodo caratterizzato da instabilità di umore. L’adolescente alterna momenti di euforia e socialità ad altri di cattivo umore, desiderio di solitudine, "mutismo", talvolta di vera e propria depressione. Spesso si manifesta apatia, che può essere causata dalla convinzione di non essere capiti o accettati o dalla consapevolezza della propria inadeguatezza, della propria incapacità a far fronte alle attese proprie e degli altri.

 

Dal punto di vista emotivo ed affettivo, l’adolescente è ancora più un bambino che un adulto. Si deve tenere conto di questo fatto perché è facile che i genitori, vedendo crescere fisicamente i propri figli, cadano nell’errore di pensare che non abbiano più bisogne delle cure, delle attenzioni e delle premure dell’età infantile.

 

Dal punto di vista intellettivo, il modo di ragionare talvolta è confuso o poco logico perché le strutture mentali sono ancora in fase di sviluppo e di formazione. Ne consegue che spesso gli adolescenti pensino che i propri genitori sbaglino, o siano ignoranti, o non capiscano.

 

Il comportamento degli adolescenti spesso è fastidioso: talvolta perché sono goffi e disattenti in quello che fanno, talvolta perché agiscono male volontariamente per attirare l’attenzione su di sé o, considerato che il rapporto con i familiari è spesso conflittuale, per reazione.

 

 

I BISOGNI DELL’ADOLESCENTE

  1. AMORE INCONDIZIONATO

    I figli devono sentirsi amati ed accettati solo perché sono figli, senza altre condizioni. Questo naturalmente non significa che debba essere sempre approvato il loro comportamento o debbano sempre essere accontentati nelle loro richieste o non debbano essere puniti quando lo meritano, ma che devono essere certi che anche quando i genitori esercitano la disciplina, anche in modo severo, li amano, li accettano e li rispettano.

    Naturalmente i modi in cui si potrà dimostrare questo amore possono variare, ma si tenga presente che gli adolescenti sono orientati soprattutto verso la "comunicazione comportamentale", quindi, più che parole, gli adolescenti cercano fatti.

     

     

  2. ATTENZIONE

     

E’ una delle più importanti manifestazioni di amore che si possano dare. La difficoltà di soddisfare questo bisogno dell’adolescente dipende da vari fattori: il poco tempo a disposizione, la stanchezza fisica e mentale, la non coincidenza dei momenti di disponibilità dei genitori con quelli dell’adolescente ed altro ancora.

 

 

ALCUNI CONSIGLI

 

Tutti i consigli che si possono dare fanno capo al comandamento per eccellenza, che è il comandamento dell’amore (Rom. 13:9).

 

Si è già detto dell’importanza di prestare attenzione alle richieste di comunicazione dei figli. In particolare bisogna stare attenti ai "segnali" inviati che indicano desiderio di attenzione e di comunicazione. Spesso però l’adolescente è di cattivo umore e non comunicativo. In questi casi talvolta il figlio aspetta una "spinta" per potere parlare, confidarsi e scaricare la tensione interna, ma altre volte gli inviti a parlare non hanno alcun esito. In tali circostanze è inutile e pericoloso forzare il figlio ad aprirsi e a parlare di sé: si otterrà l’effetto contrario. Il silenzio si consoliderà e sarà accompagnato da nervosismo ed ira. Sarà più conveniente aspettare un momento di maggiore disponibilità del figlio a comunicare, cercando di cogliere i segnali inviati in tal senso.

 

Se da un lato bisogna sensibilizzare alcuni genitori a mostrare più sensibilità verso il bisogno di comunicazione dei figli, dall’altro bisogna invitare altri genitori a non essere eccessivamente pressanti ed invadenti nei confronti dei figli: momenti di silenzio e di riservatezza sono assolutamente normali e, entro certi limiti, non devono generare esagerate preoccupazioni.

 

Bisogna sforzarsi di capire i figli. Spesso essi hanno dei problemi, che agli occhi degli adulti possono sembrare di poco conto e che in effetti in genere sono di modesta importanza. Ma bisogna rendersi conto che per la loro età, hanno una certa rilevanza e possono sembrare difficoltà insormontabili o questioni di vita o di morte. Quindi non è corretto liquidare queste situazioni con espressioni del tipo "Ma che problemi hai tu? Sono problemi questi? Che motivo hai di non essere sereno se non ti facciamo mancare niente?". Questi problemi sono legati in genere alla scuola, alla sfera sentimentale, ai rapporti con i coetanei, alle prospettive per il proprio futuro.

 

E’ facile criticare le cose sbagliate che i figli fanno. Ma bisogna anche saper apprezzare quello che essi sono e quanto di buono fanno, altrimenti si scoraggeranno. Così come bisogna evitare assolutamente di fare dei confronti, sia con fratelli o sorelle, sia con altri coetanei. Ogni persona ha una sua individualità, che deve essere rispettata.

 

Amare i figli significherà anche non scaricare su di essi le frustrazioni, il nervosismo, le preoccupazioni, la fatica che ogni genitore accumula nel corso della giornata. Si è già detto che talvolta il comportamento degli adolescenti può risultare fastidioso. In questi casi i genitori sono chiamati ad esercitare autocontrollo e pazienza (Gal. 5:22; 2 Piet. 1:6). Devono essere evitate espressioni verbali pesanti ed offensive (Ef. 4:29). Dire ai figli: "Sei una cosa inutile!", "Non sai fare niente!", "Non vedo l’ora che te ne vai da casa!", "Sono stanco/a di badare a te!" e cose simili potrebbe generare nei figli l’idea di non essere accettati ed amati e questo sarebbe l’inizio di un pericoloso deterioramento dei rapporti.

 

I figli devono essere responsabilizzati e dunque si deve richiedere ad essi impegno e responsabilità nei campi di loro pertinenza, quali sono lo studio ed il lavoro, domestico e non. Ma amare i figli significherà anche non caricarli di aspettative che essi non possono soddisfare. Questo riguarderà il mondo dello studio e del lavoro, ma non solo. In molte famiglie il rapporto tra i coniugi non è sereno; in alcuni casi può non esserci più il coniuge per un lutto o per una separazione. In questi casi è grande il pericolo che il genitore si aspetti di poter compensare con il figlio la carenza di affetto, di sensibilità, di attenzioni, di sostegno, di guida venutasi a creare con la mancanza del coniuge. Questo significherebbe chiedere ad un adolescente più di quello che l’adolescente può dare (2 Cor. 12:14).

 

Se si caricano i figli di pesi che non possono portare, è inevitabile che essi andranno incontro a fallimenti rispetto alle aspettative dei genitori e a questo punto nasce anche il pericolo che i genitori sommergano i figli sotto il peso dei sensi di colpa.

 

L’esercizio della disciplina dovrà essere costante, coerente ed equilibrato (Prov. 13:24; Ef. 6:4; Col. 3:21). Sono egualmente dannosi sia l’eccesso di autorità che il permissivismo.

 

E’ importante che i genitori controllino i figli, ma l’obiettivo che ci si deve porre è quello di passare dalla fase in cui i figli devono essere controllati a quella in cui essi sono capaci di autocontrollo. Nella richiesta di autonomia che proviene dai figli sarà bene procedere per gradi: è opportuno che si facciano delle concessioni molto limitate all’inizio e man mano che i figli dimostrano di meritare la fiducia dei genitori si può procedere con concessioni più ampie. Si ricordi che è molto più agevole passare da condizioni più restrittive ad altre meno restrittive piuttosto che viceversa: non è facile togliere delle libertà dopo averle concesse.

 

Quando si risponderà negativamente a qualche richiesta del figlio, generalmente quest’ultimo ne chiederà il perché. E’ bene sapere che l’adolescente comprende molto meglio le ragioni pratiche piuttosto che quelle morali e dunque la risposta negativa dovrà essere giustificata non solo su basi morali ("Non è giusto e basta!"), ma anche su basi di utilità pratica (salute, sicurezza, incolumità, serenità, pace, rapporti sociali, ecc.). D’altronde la legge morale data da Dio all’uomo ha come scopo proprio il benessere fisico e spirituale dell’uomo stesso (Deut. 5:32,33; 32:47; Prov. 3:1-10).

 

 

IN RELAZIONE ALLA FEDE

 

Ogni genitore cristiano dovrebbe porsi tra gli obiettivi prioritari da conseguire relativamente alla crescita dei propri figli quello di condurli al Signore. E’ un obiettivo che si può conseguire con la preghiera, con la partecipazione alle attività della comunità, con l’insegnamento personale (Deut. 6:6,7; Sal. 78:3,4). Oltre all’insegnamento di carattere biblico, morale e spirituale, alcune cose di ordine pratico sono estremamente importanti.

 

Grandissima importanza ha l’esempio che i genitori danno ai figli. Si è detto che l’età dell’adolescenza è interessata più alle questioni pratiche che a quelle teoriche, ai fatti più che alle parole: ogni insegnamento o esortazione in

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direzione dell’impegno di fede sarà vano se il figlio non vedrà realizzato nei propri genitori quanto essi cercano di trasmettergli. L’esempio riguarda sia i valori etico-comportamentali (sincerità, lealtà, onestà, autocontrollo, giustizia, rispetto delle autorità, ecc.), sia quelli della vita spirituale (fede, amore, pazienza, pietà, perdono, costanza, ecc.).

 

La valutazione dell’operato della chiesa e dei fratelli dovrà essere sempre costruttiva (Fil. 2:3). Se nelle conversazioni in famiglia si mette l’accento sui difetti e sulle carenze dei fratelli e della comunità, se si amplificano le critiche, se di dà adito al pettegolezzo, è chiaro che non si incoraggia affatto l’adolescente a guardare con interesse e fiducia alla vita della chiesa. Piuttosto sarà opportuno aiutare i giovani, già abbastanza critici per natura, a rilevare ed apprezzare quanto di buono c’è nella chiesa e ad esercitare la carità cristiana su quegli aspetti che lasciano a desiderare.

 

Le questioni riguardanti la vita di fede non devono mai essere merce di scambio: non si può mercanteggiare con le cose del Signore. Ci sono valori come l’amore, la giustizia e, appunto, la fede che devono essere intesi in senso assoluto e non possono essere sottoposti ad alcuna condizione.

 

La vita di fede dell’adolescente va incoraggiata e non criticata o, peggio ancora, derisa. E’ facile per un genitore che non vede pienamente realizzati nel figlio i principi e i comportamenti della vita cristiana mortificarlo o prenderlo in giro, specialmente se il figlio ha già fatto il battesimo o se si impegna in qualche attività della chiesa. E’ bene e doveroso criticare i comportamenti errati, correggerli e, se necessario punirli, ma non si dia mai al figlio l’impressione che la sua vita di fede sia inconsistente o fallimentare: potrebbe conseguirne uno scoraggiamento che allontanerebbe il giovane dalle vie del Signore. Così come è profondamente sbagliato rinfacciare al figlio qualche suo peccato, o più in generale, qualche suo sbaglio, di cui egli si è pentito: questo è contrario allo spirito biblico (Is. 43:25).

 

 

Rodolfo Arata

 

 

 

 

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