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IL RAPPORTO DI COPPIA:

 

PROBLEMATICHE E PROSPETTIVE BIBLICHE

 

La famiglia è il nucleo fondamentale della società umana. Come credenti cristiani di fede evangelica riteniamo che la famiglia debba fondarsi sull'unione che nasce dall'amore tra due persone di sesso diverso ed accettiamo in modo indiscusso il principio biblico dell'indissolubilità del vincolo matrimoniale. Riteniamo che le convivenze di fatto non siano conformi all'insegnamento delle Sacre Scritture, così come rifiutiamo di vedere nel divorzio la soluzione ai problemi delle coppie in crisi, pur avendo rispetto e comprensione verso coloro che hanno fatto delle scelte diverse da quelle indicate dalla Parola di Dio.

L'esperienza ci insegna che il rapporto tra i coniugi presenta momenti di difficoltà, talvolta notevoli, anche nei casi ritenuti apparentemente poco problematici. Allo scopo di aiutare i coniugi in difficoltà sono stati stilati questi appunti, presentati in un breve ciclo di seminari nella comunità.

Sono stati presi in esame gli argomenti che, da un questionario compilato dalle coppie che hanno partecipato agli incontri, si sono rivelati quelli che con più frequenza generano momenti di conflitto, di incomprensione, talvolta di vera e propria rottura tra i coniugi. Si è cercato di dare un taglio molto semplice alla discussione, evitando i discorsi teorici e dando delle indicazioni molto semplici e pratiche, basate sulla Parola di Dio e sul "buon senso", che riteniamo faccia parte di quella "sapienza" che viene da Alto e che spesso viene trascurata. I temi oggetto dello studio sono:

  • Il valore del dialogo
  • I ruoli dei coniugi: unità e diversità
  • Problemi con le famiglie di provenienza
  • Scarsa compatibilità dei caratteri
  • Principi biblici per una corretta amministrazione
  • La sessualità nel rapporto di coppia.

 

 

 

 

IL VALORE DEL DIALOGO

Quando i rapporti interpersonali manifestano qualche problema, il confronto, la discussione, il dialogo, possono essere un ottimo strumento che porta le persone a chiarire le proprie posizioni, a presentare le proprie rimostranze, ad illustrare i propri bisogni, a proporre le proprie soluzioni (Amos 3:3). Questo può valere in tutti i campi e ancor di più nell’ambito matrimoniale, in cui la risoluzione dei problemi dovrebbe essere facilitata dal fatto che tra i due coniugi dovrebbe esserci un sentimento di amore che li lega e che può esercitare un peso non indifferente per il superamento di momenti difficili.

 

Molte volte però, la discussione ed il confronto, piuttosto che portare al superamento del problema, lo aggravano. Vale quindi la pena di dare qualche consiglio che possa aiutare a confrontarsi in modo sereno e produttivo con il proprio coniuge.

 

 

  1. Saper scegliere il momento opportuno. Non si può ragionare in modo utile quando si è in preda all’ira e gli animi sono accesi (Prov. 15:1).

     

     

  2. Saper mettere a fuoco il problema, cioè saper capire dove sta veramente il problema. Molte volte, più o meno inconsciamente, si è risentiti con il proprio coniuge e gli si attribuiscono colpe per dei fatti magari di poca importanza, quando in realtà il problema è più in profondità. A volte il vero problema non viene riconosciuto, a volte non viene dichiarato esplicitamente perché si teme di ferire il proprio coniuge, ma se non si affronta seriamente la questione di fondo, non ci potrà essere una soluzione soddisfacente.

     

     

  3. Saper esprimere con chiarezza quel che si vorrebbe, motivando le proprie richieste.

     

     

  4. Essere disposti ad ascoltare (Giac. 1:19) e a capire le ragioni e le richieste del proprio coniuge.

     

     

  5. Essere disponibili a fare delle concessioni, per trovare un punto di incontro (Fil. 2:3,4).

     

     

  6. Essere in ogni caso rispettosi con le proprie parole (Matt. 5:21,22; Ef. 4:29,31). Bisogna tener presente che anche quando l’ira sarà passata e la pace sarà ritornata, le ferite prodotte da parole offensive, rimarranno e saranno come macigni sulla strada della piena riconciliazione e dell’armonia coniugale.

     

  7. Ricordare che la discussione deve essere finalizzata a trovare un accordo e che il consiglio della Parola di Dio è di risolvere al più presto le situazioni conflittuali (Matt. 5:25,26; Ef. 4:26).

 

 

 

I RUOLI DEI CONIUGI: UNITA’ E DIVERSITA’

 

La Scrittura insegna che i due che si sposano sono "una stessa carne". Questa sostanziale unità non esclude che all’interno della famiglia i coniugi abbiano ruoli diversi. L’unità di cui ci parla la Bibbia ci consente di affermare che tale differenziazione non deve essere vista come affermazione di una diversa dignità o di un diverso valore tra marito e moglie, ma come il modo migliore, secondo il piano di Dio, di utilizzare le risorse che l’uomo e la donna hanno insite in loro.

 

 

  1. Al marito compete la funzione di guida e la responsabilità primaria del provvedere i mezzi di sussistenza per la famiglia. Questa funzione deve essere esercitata con amore e rispetto per la moglie (Gen. 3:17-19; 1 Cor. 11:3; Ef. 5:25-28; 2 Tess. 3:10-12; 1 Piet. 3:7).

     

    E’ errato l’atteggiamento del marito che, per timore o indolenza, si sottrae alle responsabilità legate alla sua condizione di capo della casa. Se il marito è un credente, ha anche la responsabilità di vegliare sulla condizione spirituale della sua famiglia.

    E’ altrettanto errato l’atteggiamento del marito che ritiene di potere esercitare la sua funzione guida in modo autoritario e talvolta violento: la moglie non è una serva, ma una compagna di vita; i figli non devono essere maltrattati, ma educati ed aiutati a crescere.

    Quanto detto sopra non significa che le decisioni in famiglia debbano essere prese solo dal marito o che questi non debba alzare un dito per aiutare la moglie anche nelle faccende di casa.

     

     

  2. La moglie, a cui è affidata la funzione della procreazione, ha il dovere di allevare i figli e di curare l’ambiente domestico, accettando la funzione guida del marito (Gen. 3:16; 1 Cor. 11:3; Ef. 5:22-24; 1 Tim. 5:9,10; Tito 2:4,5; 1 Piet. 3:1). Essere sottomessa al marito non vuol dire essere una schiava, ma riconoscere ed accettare le indicazioni divine per il bene della famiglia. I suoi doveri verso il marito e gli altri membri della famiglia devono essere riconosciuti e adempiuti. L’eventuale lavoro fuori di casa ed anche gli impegni connessi con la vita della comunità non possono costituire alibi per venire meno ai propri doveri di moglie e di madre.

     

     

     

  3. Ad entrambi, poi, appartiene il compito di educare i figli (Prov. 6:20).

     

 

  1. Amore, amicizia, comprensione verso i figli non escludono autorità. I figli devono vedere nei genitori persone capaci di amare, ma anche di mostrare fermezza nel guidarli.

     

     

  2. L’educazione, per essere produttiva, deve iniziare sin dalla più tenera infanzia. Essa non deve essere intesa come un insieme di divieti, ma soprattutto come una trasmissione di valori positivi. In questa prospettiva assume un ruolo di primaria importanza l’esempio personale (Tito 2:6-8).

     

     

  3. Sono egualmente dannosi sia il permissivismo (Prov. 13:24; 22:15), che un rigido autoritarismo (Prov. 19:18; Ef. 6:4; Col. 3:21).

     

     

  4. E’ estremamente importante che i genitori mostrino unità di intenti ed obiettivi comuni nell’educazione dei figli. Eventuali divergenze tra i coniugi devono essere discusse e appianate tra di loro, in separata sede, mai davanti ai figli.

     

     

  5. E’ sbagliato e pericoloso che uno dei due coniugi denigri l’altro davanti ai figli.

     

     

  6. Salvo situazioni particolari, non ci devono essere intese, accordi, sotterfugi tra un/una figlio/a e un genitore che lascino l’altro all’oscuro delle cose.

 

 

 

PROBLEMI CON LE FAMIGLIE DI PROVENIENZA

 

L’istituzione del matrimonio si basa sulle parole di Gen. 2:24: "L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne". Sono indispensabili, quindi, due fatti: la separazione dai genitori e l’unione al proprio coniuge. E’ chiaro che i termini separazione e unione devono essere intesi soprattutto in senso psicologico più che fisico: lasciare la casa paterna e continuare a "dipendere" psicologicamente o affettivamente dai propri genitori non basta, così come non è sufficiente per un buon matrimonio vivere insieme alla propria moglie o al proprio marito senza avere stabilito una reale unione di sentimenti e di intenti. Come conseguenza dei due passi suddetti scaturisce la realtà presentata dalle Scritture che i due coniugi costituiranno, pur nel rispetto delle due diverse identità, una sostanziale unità.

 

Quanto detto sopra, al di là delle enunciazioni teoriche, ha dei risvolti pratici ben precisi:

 

 

  1. Il coniuge deve diventare la persona più importante nella scala dei valori personali. Su di lui vanno riversati tutto l’amore e tutte le cure possibili.

     

     

  2. Il coniuge deve diventare l’interlocutore privilegiato nel formulare programmi, prendere decisioni, affrontare problemi.

     

     

  3. Salvo casi di evidente e grave colpa, il coniuge va difeso nelle questioni e nelle discussioni che spesso si manifestano all’interno della parentela.

     

     

  4. Bisogna essere molto cauti nello "sfogare" con i propri parenti, lamentandosi del proprio coniuge: quasi sempre ciò porta ad incrinare i rapporti e a compromettere la serenità.

     

     

  5. E’ estremamente importante che il marito non faccia confronti tra la moglie e la propria madre, mettendo in evidenza i pregi di quest’ultima e criticando l’operato della moglie. Allo stesso modo una moglie non dovrà disprezzare il marito, facendo dei confronti con il proprio padre.

     

     

  6. Bisogna limitare l’eventuale invadenza dei propri genitori o parenti in genere nel curiosare nelle faccende della propria casa, nelle visite, nelle decisioni da prendere, nell’educazione dei bambini, ecc.

     

     

  7. Bisogna saper mantenere un sostanziale equilibrio nei rapporti con le famiglie di entrambi i coniugi.

     

     

  8. L’organizzazione di feste, riunioni di famiglia, gite, ecc. deve tener conto di vari fattori quali le proprie possibilità economiche, gli spazi a disposizione, le energie fisiche e mentali, ecc.

     

 

Naturalmente il lasciare di cui parla Gen. 2:24 non vuol dire abbandonare, non vuol dire ignorare, non vuol dire disprezzare. Ai membri delle famiglie di provenienza sono dovuti amore, rispetto, gratitudine, accoglienza, sostegno, aiuto e quant’altro viene raccomandato dalla Parola del Signore e ciò riguarda ovviamente non solo i membri della propria famiglia di origine, ma anche quelli della famiglia di origine del proprio coniuge, a cominciare dai suoceri.

 

Non si può neppure pretendere che il coniuge dimentichi la famiglia di provenienza, troncando i rapporti con essa o impedendo che ci siano incontri, visite, conversazioni telefoniche con i familiari. Il fatto che si abbia diritto all’autonomia nella cura ed educazione dei figli non deve portare a impedire che i nonni possano godere della gioia di stare con i nipotini.

 

Spesso da parte dei suoceri si ricevono dei benefici (aiuto economico, collaborazione in casa, assistenza ai bambini, ecc.). Bisogna tener presente tutto questo, con uno spirito di riconoscenza (Col. 3:15).

 

 

 

 

SCARSA COMPATIBILITA’ DEI CARATTERI

 

Ogni persona è diversa dalle altre per temperamento, desideri, bisogni, attitudini ed altro ancora. Inoltre esistono delle differenze di sensibilità e di comportamento dovute alla diversità di sesso. Bisogna prendere atto dell’esistenza di questa singolarità di ogni essere umano. A volte la coesistenza tra due persone, nonostante le suddette differenze, risulta abbastanza agevole, a volte diventa difficoltosa o addirittura problematica.

 

 

  1. Nel caso del rapporto coniugale alla base di tutto dovrebbe esserci l’amore e se la Parola di Dio esorta mariti e mogli ad amarsi reciprocamente vuol dire che la cosa non è affatto scontata (Ef. 6:25; Tit. 2:4). E’ importante che si esamini se stessi e si sia certi che il sentimento che si prova per il proprio coniuge sia veramente amore. In 1 Cor. 13:4-7 sono elencate alcune delle caratteristiche del vero amore e l’esame di questo brano può aiutarci a verificare l’esistenza in noi di tale sentimento.

     

    E’ molto importante tenere presente l’esortazione contenuta in Fil. 2:3,4. Se ci si rende conto delle diverse esigenze della persona che ci sta accanto, se la si ama veramente, se si mette in pratica quanto è scritto in questo passo, molte ragioni di contrasto svaniscono senza difficoltà. Molto spesso ad innescare situazioni di conflitto sono motivi futili.

     

     

     

  2. Poiché, nonostante tutto l’impegno e la buona volontà che si possono mettere in atto per venire incontro ai bisogni del proprio coniuge, ci saranno sempre motivi di lamentela e di insoddisfazione, quanto mai preziosa è la raccomandazione contenuta in Col. 3:13.

     

     

     

  3. La serenità del rapporto nella vita coniugale è influenzato anche dall’età del matrimonio. In particolare:

     

 

  1. Nei primi anni di matrimonio le differenze di temperamento e di aspirazioni emergono con maggiore vigore e dunque è in questo periodo che si dovrà porre particolare cura nello smussare le spigolosità, nell’essere disponibili, nello sforzarsi di capire i bisogni dell’altro/a, ecc.

     

     

  2. Quando si è avanti negli anni, capita talvolta che il rapporto coniugale entri un po’ in crisi, e la cosa può apparire strana se questo accade tra coniugi che hanno avuto un matrimonio sereno. Uno dei due coniugi, o entrambi, diventano irascibili, poco pazienti, poco disposti a cedere o almeno a mettere in discussione i propri punti di vista, poco comprensivi, e così via. E’ di estrema importanza tenere presente che spesso ciò non dipende da un mutamento dei sentimenti, ma dal naturale logorio dell’organismo umano, in modo particolare del tessuto nervoso.
  1. Naturalmente influiscono anche le vicende della vita: salute, attività lavorativa, problemi economici, nascite, lutti, ed altro ancora. Tutte queste cose si possono ripercuotere in misura diversa sui due coniugi, per cui sarà necessaria una particolare sensibilità da parte di chi è meno "toccato" da queste cose nel cercare di capire i problemi e i bisogni dell’altro. E’ possibile anche che si rendano necessari talvolta degli "aggiustamenti", che modifichino certi equilibri che magari si erano consolidati nel tempo.

     

 

 

 

 

PRINCIPI BIBLICI PER UNA CORRETTA AMMINISTRAZIONE

 

L’amministrazione delle risorse economiche è un aspetto importante della vita di una famiglia e dunque è essenziale che anche in questo campo tra i coniugi vi sia intesa e armonia. La Parola di Dio presenta alcuni principi basilari che devono caratterizzare il rapporto del credente con il denaro ed i beni materiali in generale. Dio è il Sovrano di ogni cosa e quello che abbiamo viene da Lui, attraverso il lavoro. Siamo chiamati a ricevere da Dio ogni bene con gratitudine, ad amministrarlo con saggezza e ad "offrire" al Signore una parte di quello che Egli gli concede di avere per il sostegno alla Sua opera e l’assistenza ai poveri e bisognosi.

 

Se entrambi i coniugi sono credenti non dovrebbero esserci difficoltà a realizzare unità di sentimenti e di intenti nell’amministrare le risorse della propria famiglia, ma anche nel caso che uno dei due non sia nella fede, è importante che ci sia accordo sul modo di procedere.

 

 

  1. L’utilizzazione delle risorse deve essere concordato tra i due coniugi. La "cassa" può essere tenuta dal marito o dalla moglie o da entrambi, ma ci deve essere intesa su come vanno utilizzati i soldi.

     

     

  2. Ognuno dei due coniugi deve sforzarsi di capire tutte le esigenze economiche che ci sono nella famiglia e non limitarsi a vedere quelle su cui in genere si esercita la propria competenza.

     

     

  3. Spesso, quando ci sono ristrettezze economiche, si generano momenti di tensione. La moglie accusa il marito di non sapere provvedere alle necessità della famiglia, di essere poco capace, di non darsi abbastanza da fare, colpevolizzando così il proprio compagno. Il marito accusa la moglie di non saper fare economia, di spendere troppo, di avere sempre troppe esigenze. Le situazioni difficili vanno vissute insieme, facendosi forza a vicenda e non scaricandosi colpe e responsabilità.

     

     

  4. Entrambi i coniugi devono poter disporre di proprie risorse da poter utilizzare per piccole esigenze personali.

     

     

  5. Il rispetto delle regole concordate deve essere assoluto. La verità deve regnare nella comunicazione tra i coniugi, la lealtà nell’uso dei soldi: ognuno dei coniugi deve sapere di potersi fidare dell’altro (Prov. 31:11).

     

     

  6. Nel caso in cui tra i coniugi non ci sia piena sintonia circa la somma da destinare per la chiesa e l’opera di Dio in generale, il credente dovrà far affidamento sulle proprie risorse personali, senza sotterfugi ed inganni.

     

     

  7. La Parola di Dio incoraggia il risparmio (Prov. 6:6-11; 2 Cor. 12:14), ma non l’avarizia (Matt. 6:19,20; Luc. 12:15).

     

     

  8. La Bibbia insegna ad essere contenti dello stato in cui ci si trova (Fil. 4.10-13) e a non aspirare a cose particolarmente costose (Rom. 12:16). L’accettazione di questi consigli eviterà di sottoporsi a sforzi finanziari eccessivi e di fare ricorso ad acquisti che comportino debiti, prestiti, cambiali, ecc. (Rom.13:8).

     

 

 

 

 

LA SESSUALITA’ NEL RAPPORTO DI COPPIA

 

Riguardo alla sessualità la Bibbia insegna alcune cose in modo molto chiaro:

 

  1. La sessualità fa parte del piano creativo di Dio e come tutto il resto della Creazione deve essere giudicata come qualcosa di "molto buono" (Gen. 1:31).

     

     

  2. La differenziazione sessuale tra uomo e donna caratterizza tutti gli aspetti della vita umana, ma l’ambito in cui i rapporti sessuali possono aver luogo è il matrimonio. Al di fuori di tale ambito i rapporti sessuali costituiscono il peccato di fornicazione o adulterio (Eb. 13:4).

     

     

  3. La sessualità è intesa dalla Bibbia non solo come strumento di procreazione, ma anche come completamento della perfetta unione tra marito e moglie e come fonte di piacere ed appagamento reciproco (Prov. 5:15-19; Eccl. 9:9).

     

 

Sulla base di questi principi, si possono esprimere i seguenti suggerimenti:

 

  • Bisogna tener conto dei desideri del coniuge e non solo dei propri. Non tutti vivono gli impulsi sessuali con la stessa intensità. La Bibbia insegna che, nell’ambito della sessualità, la "sovranità" sul proprio corpo è limitata (1 Cor. 7:1-4). Anche in questo campo, quindi, se dovessero evidenziarsi esigenze molto diverse, si cercherà un equilibrio che tenga conto dei bisogni di ognuno dei due coniugi.

     

     

  • L’esercizio della sessualità non è prerogativa di uno dei due coniugi: la Bibbia insegna che entrambi hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri. Un vero amore tra i coniugi porterà l’uno a cercare non solo il proprio appagamento, ma anche quello del proprio coniuge.

     

     

  • I rapporti sessuali non devono essere vissuti con distacco, o subiti come un dovere, un’imposizione. Inevitabilmente ciò condurrebbe ad un deterioramento dei rapporti e aprirebbe la porta a pericolose conseguenze.

     

     

  • La Bibbia non fissa una "misura" nell’esercizio della sessualità. Sono da evitarsi sia la prolungata astinenza (1 Cor. 7:5) sia l’eccesso (Rom.13:13).

     

     

  • Bisogna tener presente che dall’esterno molti stimoli tendono ad accentuare gli impulsi sessuali naturalmente presenti in ciascuno di noi. Bisogna essere saggi nel non lasciarsi condizionare, cedendo a tentazioni pericolose, e nel non sottovalutare i pericoli derivanti dal porre scarsa attenzione all’esercizio della sessualità.

     

     

  • Ognuno dei coniugi deve curare il proprio corpo ed il proprio aspetto fisico, onde evitare che l’altro possa perdere il senso dell’attrazione fisica e cadere nella tentazione di cercare appagamento fuori del matrimonio.

     

     

  • In caso di difficoltà, insoddisfazione, perplessità nel campo della sessualità, bisogna guardarsi dai consigli degli "esperti" che si trovano in abbondanza su ogni rivista: in genere si tratta di gente che non ha alcuna conoscenza della morale biblica e che dunque esprime pareri spesso in contrasto con l’insegnamento del Signore.

     

 

 

 

 

 

 

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