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Solitudine PDF Stampa E-mail

Nel mondo caotico in cui viviamo si sente a volte il bisogno di un po' di solitudine, necessaria per far riposare il

corpo e la mente, spesso sottoposti allo stress di una vita dai ritmi molto intensi. Anche Gesù spesso si ritirava in ambienti solitari, alla ricerca di questo riposo fisico, mentale e spirituale.

Per alcune persone, però, la solitudine diventa un problema e qualche volta addirittura un dramma. Sono le persone che vivono da sole perchè non hanno un marito o una moglie, o perchè sa morte le ha private del proprio coniuge. Ma a volte sono anche persone che, pur vivendo in un nucleo familiare, passano da sole molte ore al giorno.

Può la fede venire incontro a queste persone? Certamente sì.

Intanto c'è il dono della chiesa. Partecipare con costanza alle attività della propria comunità consente di stabilire rapporti fraterni e legami di amicizia che aiutano a vivere con minore sofferenza la propria condizione di solitudine. Gesù disse: "Chi ha lasciato fratelli o sorelle, madre o padre o figli per amor mio e del vangelo...ne ricevera cento volte tanto in questo tempo" (Marco 10:29,30). Qui si parla di presone che si sono separate da parenti o amici per ragioni di fede, ma anche per chi si ritrova solo non per sua scelta, ma per le condizioni contingenti della vita, vale il fatto che i credenti costituiscono una famiglia il cui valore non è da sottovalutare. Certo, la comunità non potrà sostituire un marito che non si ha, o una moglie che non c'è più, ma se si sanno accettare le condizioni, a volte dolorose, che la vita impone, si può trarre beneficio dai doni che la grazia del Signore ci offre. E la comunità fa parte di tali doni.

 

Chi vive nella solitudine può affinare, più di altri credenti, il senso spirituale della comunione con il Signore che ha detto: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente" (Matt. 28:20). Una persona cieca non ha il dono della vista e allora affina il senso del tatto o quello dell'udito per poter compensare quello della vista che non ha. La presenza del Signore è reale, anche se non visibile e, come tutte le cose dello Spirito, si realizza per fede. Ebrei 11:6 ci ricorda che chi si accosta a Dio deve credere che Egli è e che ricompensa quelli che lo cercano. Chi vive nella solitudine deve credere che mentre si muove per le stanze vuote della sua casa, il Signore è lì presente; che mentre guida la propria auto, il Signore è seduto nel sedile accanto; che mentre pensa o riflette con se stesso/a, il Signore sta ascoltando le parole non pronunciate e i pensieri non espressi ad alta voce. E

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la Sua è una presenza che incoraggia, che consola, che sostiene, che dà speranza.

 

Una donna missionaria svolgeva il suo lavoro in una sperduta località tra l'India e il Nepal, in un centro di assistenza per l'infanzia. Un giorno ricevette la visita di un fratello che, considerato l'isolamernto di quel posto e il fatto che la missionaria viveva da sola tra gente di cultura totalmente diversa dalla sua, le chiese se non avesse avvertito qualche volta il peso della solitudine. La donna rispose: "Una volta, all'inizio del mio lavoro. Una sera, pregando il Signore, gli dissi che mi sentivo sola e che avrei avuto il desiderio di incontrare qualcuno della mia terra. Non c'era molta luce nella stanza e appena mi alzai dalla preghiera, urtai contro qualcuno che era dietro di me e fu istintivo per me chiedere scusa. Mi voltai per vedere chi fosse, ma non vidi nessuno. La presenza del Signore fu così reale quella sera, che da allora in poi non ho più sofferto di solitudine. Ho trovato la realizzazione della mia vita nell'aiutare i tanti bambini che sono diventati la mia famiglia e non mi è mai mancata la compagnia della comunione con il Signore".

 

 

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