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OPPORTUNITA’  DIVINE  E  SCELTE  UMANE

Riflessioni sulla vita di Lot

 

 

INTRODUZIONE

                Lot non è una delle figure più fulgide della Scrittura. Sebbene sia definito uomo “giusto” e sia scampato alla distruzione di Sodoma, alcuni aspetti del suo carattere e molte scelte della sua vita non furono degni di lode. Tuttavia, esaminare le vicende della sua storia è molto utile, non tanto perché egli sia un esempio da imitare, ma perché possa essere  un monito per la nostra vita spirituale.

 

            Lot è il prototipo di tanti cristiani “mediocri”, divisi tra il regno di Dio e questo mondo; capaci di grandi slanci di generosità, ma anche di interessati calcoli materialistici; fondamentalmente onesti, ma al tempo stesso non immuni dalla corruzione della società contemporanea.

 

LE ORIGINI

 

Lot rimase orfano di padre nella sua giovinezza. Il padre Aran, fratello di Abramo, morì prima che la famiglia di Tera si trasferisse da Ur dei Caldei a Caran. Lot comunque non rimase né solo, né abbandonato:  crebbe nella famiglia patriarcale di cui il nonno Tera era il capo e i legami con i parenti furono ulteriormente rinsaldati dal matrimonio della sorella Milca con lo zio Naor.  Alla morte di Tera, si prese cura di lui l’altro zio, Abramo, che lo accolse come un figlio, in considerazione anche del fatto che questi non aveva ancora avuto un figlio suo dal matrimonio con Sarai (Gen. 11:26-32).

 

La benevolenza di Dio nei confronti di Lot non si esaurì nel concedergli di trovare un secondo "padre" in Abramo. Ci fu un dono ancora più grande che Lot ricevette dall'Alto: quello di essere fatto partecipe della vocazione di Abramo e della conseguente benedizione ad essa associata.

 

            Abramo e la sua famiglia vivevano ad Ur dei Caldei, nella Mesopotamia meridionale, in una città ricca ed evoluta di un mondo pagano (Gios. 24:2,3). Là il Signore gli si rivelò e gli comandò di lasciare quella città e quel mondo. Abramo ubbidì alla voce di Dio e convinse il padre e il resto della famiglia ad intraprendere questo viaggio di fede (Atti 7:2-4). Lot andò con loro, né poteva essere diversamente. A Caran ci fu una lunga sosta, nel corso della quale morì Tera. Il Signore sollecitò Abramo a riprendere il cammino verso il paese che Egli gli avrebbe indicato e che sarebbe stato dato ai suoi discendenti. Abramo ubbidì e partì, mentre altri parenti si fermarono lì. Lotandò con lui (Gen. 12:1-5).

 

            Inevitabile l'accostamento con tanti giovani del nostro tempo. I figli dei credenti, al pari di Lot, si trovano, in virtù della chiamata rivolta da Dio ai loro genitori, ad essere fatti partecipi delle promesse e delle benedizioni celesti. La vita cristiana è un cammino, un pellegrinaggio, un percorso che ci fa uscire dal "mondo", per introdurci nei "luoghi celesti" con Cristo. Molti giovani vengono coinvolti in questo cammino: frequentano la chiesa, la Scuola Domenicale, ricevono insegnamenti basati sulle Sacre Scritture, ascoltano il messaggio dell'Evangelo, vengono chiamati a prendere delle decisioni, a rispondere all'appello del Signore, che vuole che tutti gli uomini siano salvati. Giunge quindi il momento della decisione finale. Caran in qualche modo rappresenta questo momento: si è lasciata Ur, con la sua idolatria, con la sua gloria terrena, con le sue ricchezze, ma non ci si è ancora messi risolutamente in cammino verso la terra di Canaan. Alcuni si fermano a metà strada, non proseguono il cammino; altri, grazie a Dio, continuano.

 

Una domanda: la partenza di Lot con Abramo fu una decisione volontaria e consapevole o fu solo accettazione passiva di scelte fatte da qualcun altro? E per i giovani che oggi frequentano la chiesa si tratta di conversione vera, di decisione profonda o solo di fede acquisita, più formale che sostanziale?

 

 

 

 

 

LA BENEDIZIONE DEL SIGNORE

 

I tempi che seguirono furono tempi di benedizione e di prosperità. Il fatto che Lot avesse "sposato" la causa dello zio si rivelò per lui altamente positivo. Ad Abramo era stato profetizzato che lui sarebbe stato fonte di benedizione e Lot fu uno tra i primi a sperimentare la verità di questa promessa divina. Egli ebbe una sua proprietà personale fatta di pecore, buoi, servi, tende e questa ricchezza si andò via via incrementando grazie certamente al suo impegno, al suo lavoro, alle sue capacità, ma grazie anche alla benedizione di Dio che attraverso Abramo giungeva fino a lui (Gen. 13:1-5). La Scrittura insegna che la benedizione e la protezione del Signore si estendono a coloro che sono vicini ai figli di Dio, a cominciare dai familiari (Sal. 103:17; Atti 27:23,24; 1 Cor. 7:12-14).

 

Tanto grande fu la benedizione del Signore che sorsero seri problemi di coesistenza: un così grande numero di animali richiedeva una tale ampiezza di pascoli a disposizione ed una tale quantità di acqua che stare insieme diventava impossibile (Gen. 13:6).

 

Vale la pena sottolineare la saggezza, l'umiltà, la generosità con cui Abramo affrontò il problema venutosi a creare con Lot. Abramo non si fece trascinare sul terreno dello scontro dalla contesa sorta tra i suoi pastori e quelli del nipote e non fece pesare l'autorità della sua maggior età, né quella che gli poteva derivare dal ruolo di "tutore" esercitato per tanti anni. Con la dignità di un "padre eccelso" (questo era il significato del suo nome), di un uomo che aveva deciso di seguire Dio in una prospettiva di ampio respiro, non limitata a meschini calcoli di interesse materiale, né di potere terreno, Abramo troncò sul nascere ogni polemica, impedì ogni possibile sviluppo negativo della difficile situazione venutasi a creare e generosamente mise il nipote nella condizione di fare la sua scelta, anche a costo di un danno personale, pur di salvaguardare la pace e far trionfare l'amore (Gen. 13:7-9). Quale esempio per i credenti di tutti i tempi!

 

SCELTE DECISIVE

 

La scelta di Lot fu di carattere prettamente utilitaristico: la pianura del Giordano ben irrigua e dalla vegetazione lussureggiante era garanzia di abbondanza di pascoli senza problemi di approvvigionamento idrico, a differenza delle contrade montuose della terra di Canaan, talvolta aride e poco produttive. Non ci pensò su due volte e scelse la verde vallata del Giordano (Gen. 13:10-13). Dopo la separazione da Abramo, per Lot cominciò quello che potremmo definire un cammino di avvicinamento a Sodoma. Fu un avvicinamento graduale. La Bibbia dice che Lot andò piantando le sue tende fino a Sodoma. Lot era uscito da Ur dei Caldei, aveva lasciato Caran, ma ora si trovava a Sodoma.

 

Sodoma è il mondo, con le sue ricchezze ed il suo fascino, ma anche con il suo peccato e la sua corruzione. La storia di Lot è la parabola di tanti cristiani che, dopo un'esperienza iniziale di consacrazione e di separazione dal mondo, lentamente, progressivamente, forse anche poco consapevolmente, si avvicinano di nuovo al mondo, dopo esserne usciti moralmente in virtù dell'esperienza della salvezza e dell'opera di santificazione prodotta dalla Spirito Santo.

 

Le tende furono piegate e conservate per sempre, forse vendute, forse distrutte. Ormai non servivano più: a Sodoma Lot aveva una casa. La vita nomade era terminata, Lot non era più forestiero e pellegrino sulla terra, non era più di quelli che abitavano in tende, aspettando la città che ha le vera fondamenta e il cui architetto e costruttore  è Dio (Eb. 11:9,10,13), ma era diventato cittadino di Sodoma. Aveva preferito la comoda vita della città alla faticosa vita dei nomadi, le attrattive di una ricca vita sociale cittadina alla solitudine degli spazi aperti, la molteplicità delle attività che una città presentava ai monotoni ritmi ripetitivi di una vita sempre uguale a se stessa. Lo stesso rischio che corrono i credenti i quali intraprendono il cammino sulla via angusta, ma finiscono con lo scivolare sulla via larga, più comoda, ma dimenticando che la prima conduce alla vita e la seconda alla perdizione.

 

Lot si fece strada, a Sodoma. Molti anni più tardi lo troviamo seduto alla porta della città (Gen. 19:1), il luogo dove si trattavano gli affari (2 Re 7:1), dove si concludevano gli atti legali davanti ai testimoni(Gen. 23:10,18),  dove si esaminavano e si giudicavano le controversie (Deut. 21:18-21; 22:14,15; 25:7-9). Umanamente parlando poteva ritenersi soddisfatto delle sue scelte, dei risultati conseguiti, della posizione sociale raggiunta.

 

Passarono gli anni e ne passarono molti. Lot era diventato vecchio e probabilmente pensava di vivere gli anni della sua vecchiaia godendo serenamente del frutto del suo lavoro, ma non sapeva che una catastrofe stava per abbattersi sulla sua esistenza. Dio aveva decretato la distruzione di Sodoma a motivo del peccato dei suoi abitanti. Tuttavia volle salvare Lot e la sua famiglia.

 

IL  PIANO  DELLA  SALVEZZA

Conviene analizzare in dettaglio la successione dei fatti che condussero Lot alla salvezza. Due angeli si presentarono a Sodoma sul far della sera: Lot li vide e offrì loro ospitalità per la notte (Gen. 19:1-3). Quei due angeli rivelarono a Lot il proposito divino di distruggere la città, la Sua volontà di salvare lui e la sua famiglia, il modo in cui questa salvezza sarebbe stata possibile (Gen. 19:12,13).

 

La salvezza dell'uomo ha inizio con l'ascolto del messaggio di Dio. Il messaggio dell'Evangelo non muta col passare dei secoli. Anche oggi esso è denuncia della condizione di peccato dell'intera umanità sulla quale sovrasta il giudizio di Dio (Atti 17:30,31; Rom. 3:23), è dichiarazione della volontà di Dio che tutti gli uomini siano salvati (1 Tim. 2:3,4; 2 Piet. 3:9), è presentazione del modo in cui tale salvezza può essere conseguita (Atti 3:19,20; 16:31).

 

La salvezza di Lot e dei suoi familiari dipendeva da un'azione in sé molto semplice: lasciare al più presto la città. Ma se ciò poteva essere realizzato in breve tempo e con poca fatica fisica, c'era il grosso impedimento del legame affettivo con quella casa, quei beni, quella città, a rendere difficile il passo della salvezza. Lot indugiava e gli angeli furono costretti a prendere per mano Lot, la moglie e le figlie (Gen. 19:15,16).

 

Gli angeli condussero Lot e i suoi familiari fuori dalla città, poi gli diedero delle indicazioni ben precise e si allontanarono da lui. Era ormai tempo che Lot compisse la sua salvezza, con l'ubbidienza e il senso della responsabilità personale (Gen. 19:17; Fil. 2:12).

 

L'opera della salvezza è un'iniziativa di Dio, che ne ha previsto la realizzazione fin dalla fondazione dei secoli e ne ha permesso l'attuazione attraverso l'opera espiatoria del Signore Gesù Cristo. Ma la Scrittura dichiara al tempo stesso la responsabilità dell'uomo, che deve accettare l'offerta della grazia divina e deve sottomettersi alle disposizioni volute da Dio.

 

Non guardare indietro!Risuonano all'orecchio le parole di Gesù: Nessuno che abbia messo la mano all'aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio(Luc. 9:62). Guardare indietro avrebbe significato per Lot mantenere ancora un legame, sia pur solo visivo, col mondo di peccato che era sotto il giudizio di Dio; avrebbe significato non essere ancora disposto a rinunciare per sempre a quel mondo di peccato. Chi vuole la salvezza deve guardare risolutamente avanti, verso Cristo e la vita eterna.

Non  fermarti  per  strada! Chi si ferma è perduto, ammonisce un noto proverbio. Se Lot si fosse fermato nella sua fuga da Sodoma, sarebbe stato raggiunto dalla pioggia di fuoco e di zolfo che si riversò su tutta la pianura. Non c'era tempo per fermarsi, neppure per riposare un po'. Sono tanti coloro che intraprendono il cammino della fede senza giungere alla meta: alcuni tornano decisamente indietro, altri restano in una condizione spirituale indefinita, in una sorta di terra di nessuno, fermati dalle asperità del cammino, fiaccati dalla stanchezza, incapaci di discernere chiaramente il percorso da seguire.

Cerca  scampo  sul  monte!  Non è possibile identificare con certezza il monte indicato a Lot, giacchè non è conosciuto il sito preciso delle città della pianura distrutte dal giudizio divino, anche se quello più probabile sembra sia stata la costa orientale del M. Morto. Ma ci importa di più identificare il monte della nostra salvezza. E' il monte della santificazione, è l'altezza di una mente rinnovata dall'Evangelo, nella quale trovano posto gli ideali di una vita resa perfetta dalla grazia di Dio e dalla potenza dello Spirito Santo, è il luogo della comunione col Signore e dell'offerta della propria vita consacrata a Lui.

Vale la pena sottolineare che, di fronte a quest'ultima ingiunzione degli angeli, Lot dichiarò la sua incapacità a raggiungere la meta e chiese di poter raggiungere un posto più vicino ed agevole, una piccola città dove potersi rifugiare. La richiesta fu accolta, ma essa rivela ancora una volta la debolezza di quest'uomo, la sua mediocrità spirituale, la pochezza della sua fede. Né poteva essere altrimenti, dopo i tanti anni vissuti in un ambiente empio e pagano. Lot è il prototipo di tanti cristiani che non raggiungono mai le vette di una vita santa, consacrata, appartata, ma restano sempre troppo vicini ad un mondo dal quale dovrebbero fuggire per il loro bene spirituale (Sal. 61:1,2).

 

LA FAMIGLIA DI LOT

 

Non sappiamo quando Lot si sposò. E' certo che non si fa menzione della moglie prima della sua separazione da Abramo. E' possibile che fosse una donna originaria di Sodoma. Se così fosse, considerata la sua triste fine, avremmo un motivo in più per raccomandare ad ogni giovane l'insegnamento chiaro della Scrittura di unirsi in matrimonio con chi condivide veramente i principi ed i valori della fede.

 

Abrahamo pretese per il figlio Isacco una moglie non cananea. In verità anche la sua famiglia di provenienza aveva origini pagane, ma aveva ricevuto un qualche raggio della luce divina e comunque, dal punto di vista morale, offriva maggiori garanzie della gente del luogo. Lot probabilmente non ebbe per sé queste preoccupazioni e certamente non le ebbe per le figlie che pensò di sposare con i giovani della città in cui viveva.

 

LA SALVEZZA PERDUTA

 

Anche la moglie di Lot era stata salvata dalla distruzione di Sodoma, a testimonianza del valore che la famiglia ha agli occhi di Dio e del fatto che, per amore dei Suoi eletti, il Signore estende i Suoi benefici ai familiari. La salvezza pervenne anche a lei, ma questa donna non seppe custodirla e non fu ubbidiente all'ordine impartito dagli angeli di non voltarsi indietro. Ella si volse a guardare indietro e diventò una statua di sale (Gen. 19:23-26).

 

Perché si voltò? Forse mancanza di fede? Forse anche lei pensò, come i generi, che il marito fosse uscito di senno a dar retta a quei due forestieri ospitati in casa sua e che parlavano di una catastrofe imminente. Allora si voltò per vedere se davvero succedeva qualcosa alla città o se non si trattava solo di vaneggiamento. Fu semplice curiosità? Desiderio di vedere, leggerezza di cuore di una donna curiosa di osservare qualcosa di straordinario, di mai visto? La Scrittura parla di una concupiscenza degli occhi che genera peccato e il salmista chiede a Dio di distogliere i suoi occhi dal contemplare le cose vane (Sal. 119:37), consapevole del fatto che l'occhio non si stanca mai di vedere (Eccl. 1:8). Fu rimpianto per quel che lasciava dietro a sé? Dolore per i beni perduti? Amore per il vecchio che non le consentiva di apprezzare il bene della salvezza ricevuta? Si è già avuto modo di notare che chi vuole seguire il Signore deve essere pronto a lasciare tutto ciò che può significare legame con il male, il peccato, la corruzione.

 

La moglie di Lot diventò una statua di sale. Morì all'istante e il suo corpo subì una strana metamorfosi: probabilmente un processo di mineralizzazione per cui la materia inorganica sostituì le cellule, processo che avviene in natura nei fenomeni di fossilizzazione in tempi lentissimi, ma che nel caso di questa persona fu immediato. Gesù ha ricordato la triste vicenda di questa donna per esortare tutti ad avere lo sguardo rivolto sempre in avanti e mai indietro (Luc. 17:31,32). La salvezza era pervenuta fino a lei, ma per la sua disubbidienza, questa meravigliosa salvezza fu perduta per sempre.

 

LA SALVEZZA RIFIUTATA

 

Quanti figli aveva Lot? La Bibbia parla esplicitamente di due figlie non sposate, che abitavano col padre (Gen. 19:8,15), ma parla anche di generi di Lot. Questo ha fatto supporre che vi fossero altre figlie già sposate, che perirono nella distruzione di Sodoma, a meno che non si debbano intendere questi generi come fidanzati, promessi sposi delle due già citate figlie di Lot. In ogni caso anche a questi giovani fu offerta la possibilità della salvezza, ma la loro incredulità fu tale che tale offerta cadde nel vuoto.

 

Derisero Lot, che era uscito di casa per portare loro l'annunzio della imminente distruzione della città (Gen. 19:12-14). Figli di quella città che viveva lontana dal timore di Dio, anch'essi avevano il cuore incredulo e le menti accecate per credere alle parole di Lot e morirono nell'inferno di Sodoma. Quanti generi inconvertiti sono stati causa di allontanamento dalla fede di giovani cristiane? Quante nuore inconvertite hanno fatto deviare dal cammino della fede e della santificazione i mariti credenti? Quale monito per ogni giovane cristiano/a di badare attentamente alla scelta di colei/colui che sarà compagna/o di vita! Quale monito per i genitori che, responsabilmente, devono fare il possibile, con una sana educazione, con saggi consigli, con il valore dell'esempio, per salvaguardare i figli da scelte che potrebbero rivelarsi fatali. Aspetto fisico, doti naturali, posizione economica sono aspetti di cui evidentemente bisogna tener conto nella scelta del coniuge, ma l'aspetto della fede non deve essere ritenuto secondario: la salute spirituale non vale meno della vita sentimentale o della prosperità economica.

 

LA  SALVEZZA  DISONORATA

 

Anche le figlie che, con il padre, furono le uniche superstiti nella distruzione della città, non diedero una bella prova di sé. Incapaci di accettare lo stato in cui vennero a trovarsi, incapaci di sperare nel Signore per il loro futuro, si servirono del pretesto di fornire una discendenza al padre per unirsi incestuosamente con lui, dopo averlo indotto al sonno e all'incoscienza con il vino. Per legittimare in qualche modo il loro gesto immorale, si convinsero che questo serviva a lasciare in vita il nome del padre e che dunque c'era un fine utile da perseguire (Gen. 19:30-38). Ma è bene ricordare che nella logica divina, il fine non giustifica i mezzi, che devono essere morali, come il fine.

 

E' uno degli episodi più scabrosi che la Bibbia riferisce e che genera un sentimento di disagio e di riprovazione in chi legge. E d'altronde non risulta difficile capire come queste giovani abbiano potuto architettare un piano così sconcio, visto che erano cresciute alla "scuola" dei Sodomiti, in una città in cui ogni freno morale era stato allentato e in cui ogni spudoratezza aveva trovato diritto di cittadinanza.

 

Anche in questa prospettiva appare insensata la scelta di Lot di stabilirsi a Sodoma. In quale ambiente fece vivere la sua famiglia, quali canoni morali potè proporre loro, di quali esempi si potè nutrire la giovane esistenza delle sue figlie? Ancora una volta bisogna ammonire circa la responsabilità dei genitori di salvaguardare la salute morale e spirituale delle giovani generazioni, circondati come siamo dal dilagare dell'immoralità, della pornografia, del libertinaggio sessuale, del turpiloquio.

 

Lo stesso Lot, quando i Sodomiti gli chiesero di poter avere i due ospiti forestieri per potere usare loro violenza, propose loro di dare le sue due figlie, dando così dimostrazione, in questo caso, di una moralità molto discutibile e certo non immune delle cattive influenze dell'ambiente (Gen. 19:4-8). Se risulta lodevole il suo proposito di difendere ad ogni costo i suoi ospiti, risulta deplorevole lo "scambio" da lui proposto. Un uomo di Dio è chiamato ad esercitare la propria fede in Dio nei frangenti apparentemente senza via d'uscita e non certo a scendere a compromessi di così basso profilo morale con il mondo.

 

Queste sordide vicende ci ricordano l'ammonizione dell'apostolo Paolo: Non v'ingannate, le cattive compagnie corrompono i buoni costumi (1 Cor. 15:33). Nessuno si illuda di essere immune dalle cattive influenze: l'unica via sicura è quella di sottrarsi alle cattive influenze.

 

 

UN UOMO "GIUSTO" NEL POSTO "SBAGLIATO"

 

Parlando di Lot, non si può fare a meno di ricordare quanto scritto in 2 Piet. 2:7-9: "…se salvò il giusto Lot che era rattristato dalla condotta dissoluta di quegli uomini scellerati (quel giusto, infatti, per quanto vedeva e udiva, quando abitava tra di loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta a motivo delle loro opere inique), ciò vuol dire che il Signore sa liberare i pii dalla prova…". Lot qui è definito giusto, in contrapposizione a quegli uomini scellerati tra i quali viveva, la cui condotta era dissoluta. In effetti, nell'unico brano che ci parla del suo soggiorno a Sodoma, si possono rilevare diverse cose che testimoniano a favore dell'integrità morale di Lot.

 

Quando gli angeli giunsero a Sodoma, fu lui che andò loro incontro, li salutò con molta deferenza, prostrandosi con la faccia a terra, li invitò ad andare a casa sua a rifocillarsi e riposarsi e ripetè l'invito con insistenza fino ad ottenere il loro consenso. Non solo non si unì alle scellerate richieste dei Sodomiti, ma denunciò la malvagità dei loro propositi, redarguendoli e cercando di dissuaderli, difese i due ospiti in ogni modo, mettendo a repentaglio la sua propria vita. Credette alla parola degli angeli, uscì dalla sua abitazione per andare a parlare ai generi, mettendo di nuovo a rischio la sua vita, seguì gli angeli che lo conducevano fuori dalla città, si attenne alle disposizioni da loro impartite. Tutto ciò dimostra che il timore di Dio e i sani costumi acquisiti durante la sua giovinezza, negli anni trascorsi insieme ad Abramo, non lo lasciarono neppure nella sua maturità e nella sua vecchiaia, pur vivendo in un ambiente spiritualmente e socialmente ostile (Prov. 22:6).

 

 

 

Non si parlerà mai abbastanza del valore che una sana educazione morale e spirituale ha per le giovani generazioni. E' compito dei genitori e della chiesa provvedere a ciò. Teniamo presente che fino a qualche decennio fa per la crescita morale e sociale dei ragazzi si poteva contare in qualche modo anche sull'apporto della società civile, in cui ancora erano riconosciuti ed apprezzati certi valori etici. Da molti anni ciò  non è più vero, perché il crollo dei valori è stato così diffuso che ben poco si salva nel mondo in cui viviamo. Non è possibile delegare l'educazione dei propri figli alla scuola o alla società in genere. E' un compito che ci si deve assumere in prima persona, con molta determinazione, coerenza e perseveranza. Bisogna vigilare sulle persone frequentate dai nostri figli, sui luoghi di ritrovo, sugli orari di rientro a casa, sul linguaggio, sulle pubblicazioni che hanno tra le mani, sui programmi TV che vedono, sui siti Internet che visitano e su tanto altro ancora.

 

IL  DISAGIO  DI  LOT

 

Di Lot è detto pure che era rattristato e si tormentava ogni giorno a motivo dell'iniquità che lo circondava. Un uomo pio non può trovarsi a proprio agio in un ambiente dove manca il timor di Dio; una persona onesta non può trovarsi a proprio agio dove prospera l'ingiustizia; un cristiano non può trovarsi a proprio agio dove regnano le tenebre del peccato (2 Cor. 6:14,15).  Ora, non c'è dubbio che tutto il mondo giace sotto il potere del maligno (1 Giov. 5:19)  e che non è possibile non avere affatto rapporti con gli uomini che vivono nella condizione di peccato, perché altrimenti dovremmo uscire dal mondo (1 Cor. 5:9,10), ma, per quanto è in nostro potere e per quanto dipende dalle nostre scelte, dobbiamo evitare in tutti i modi di impantanarci in ambienti ed attività in cui non è facile vivere e da cui poi è difficile venire fuori.

 

Il grande errore di Lot fu quello di essersi recato con i suoi piedi e la sua volontà in quel luogo di perdizione, forse non sapendo all'inizio quanto peccato vi fosse in quella città, forse pensando che sarebbe sempre stato in grado di uscirsene quando lo avrebbe voluto, forse pensando che lui in ogni caso sarebbe rimasto immune dall'immoralità dilagante. In ogni caso visse con grande disagio e la sua storia deve essere di seria ammonizione per noi. Se ci troviamo, nostro malgrado, in situazioni e circostanze sfavorevoli, il Signore ci darà la saggezza e la forza di affrontarle per uscirne indenni, ma andarsi a cacciare in tali situazioni non è né saggio, né prudente. Anche se dovessimo salvare, come Lot, la nostra giustizia, troppo alto sarebbe in ogni caso il prezzo da pagare nel rattristarci e nel tormentarci ogni giorno l'anima, vivendo divisi tra il mondo e il regno di Dio, tra la luce e le tenebre, tra l'integrità e il compromesso, tra la verità e la menzogna, tra la lealtà e l'ipocrisia.

 

Le vie di mezzo sono ambigue:  non si è né del mondo, né di Dio, non si trova gioia e soddisfazione né nel peccato, in cui non ci si trova a proprio agio, né nelle vie sante di Dio, in cui ci si muove zoppicando. Si vive emarginati, rifiutati dal mondo, che non ci riconosce pienamente come suoi, e dai veri credenti, che non possono trovare comunione spirituale  con chi non vive nella santificazione. Non dimentichiamo che Lot, che sembrava così bene inserito nella sua società, quando cercò di opporsi all'immoralità dei suoi concittadini, si sentì dire: Quest'individuo è venuto qua come straniero e vuol fare il giudice! (Gen. 19:9).Prima o poi il mondo rigetta ciò che non è suo e i cristiani non sono del mondo.

 

La via del compromesso sembra oggi la più seguita da molti cristiani, ma è una via che produce disagio, imbarazzo, tristezza, insoddisfazione. E' una strada che contiene in sé il grave rischio di farci perdere le ricchezze dateci dal Signore, compreso il dono impareggiabile della salvezza. Alla fine di essa ci si ritrova con le mani vuote, ammesso che si riesca a salvare la vita (1 Cor. 3:12-15). Ci conceda il Signore di rimanere sulla via della consacrazione, realizzando pienamente la Sua salvezza, la Sua presenza, la Sua gioia, i Suoi doni.

 

                                                                     

 

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