Home Editoriali Fuori con disonore (25-06-2010)
Fuori con disonore (25-06-2010) PDF Stampa E-mail

Le lacrime di QuagliarellaFUORI CON DISONORE

 

L'Italia subito fuori dal mondiale di calcio. Finisce ultima nel suo girone e rimedia una figuraccia. Stessa sorte è toccata pure alla Francia. Il che significa che le due squadre che si sono giocate la finale dell'ultimo campionato del mondo  sono state eliminate al primo turno. Come dire che non si può vivere di rendita ovvero che i successi di ieri non garantiscono altrettanti successi oggi.
Scopo di queste note non è certo quello di fare analisi o commenti sportivi: il fatto sportivo ci offre solo lo spunto per riflettere sull'importanza di mantenere sempre elevato lo standard della nostra condizione spirituale. In Apocalisse 3:1 è scritto: "Tu hai fama di vivere, ma sei morto". E' l'impietosa dichiarazione che il Signore fa sulla chiesa di Sardi. Certamente un tempo quella era stata una comunità florida e ricca spiritualmente, tanto che godeva di una bella fama. Ma quando il Signore le indirizza il suo messaggio le cose sono completamente cambiate: è una chiesa in crisi spirituale, carente nelle sue opere e che ha bisogno di ritrovare la strada del pentimento e del ravvedimento. Agli occhi degli uomini poteva continuare ad apparire come una bella comunità, ma dinanzi a colui che ha gli occhi come fiamme di fuoco, appare come una comunità povera e vicina alla morte. Perciò il rimprovero e l'accorato appello affinchè richiami alla mente il bene ricevuto nel passato e ritorni alla consacrazione.
La squadra campione del mondo nell'immaginario collettivo è la squadra più forte, la squadra favorita in ogni incontro, la squadra che gode di una bella fama. Però se poi sul campo gioca male, incassa gol e perde, la fama di cui ha goduto non vale nulla.
Anche nella vita spirituale non si può vivere di  rendita. Agli occhi degli altri e forse anche di se stessi si può pensare che dato che nel passato si è stati spiritualmente prosperi, capaci di rendere una efficace testimonianza di fede e di realizzare bei risultati nell'opera di Dio, questo debba necessariamente essere vero anche per il futuro. Ma non è così. Sansone era convinto che la sua forza non l'avrebbe mai abbandonato e che sarebbe riuscito sempre a sbarazzarsi dei suoi nemici, ma un giorno ebbe l'amara sorpresa di scoprire che in lui non c'era più alcuna forza: "...non sapeva che il Signore si era ritirato da lui" (Giudici 16:20).
L'Italia ora deve ritrovare la via dell'umiltà e deve ricominciare a lavorare per costruire una squadra che nel futuro possa tornare a vincere. Probabilmente anche tanti credenti che hanno solo fama di vivere devono prendere la stessa decisione.

 

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