Home Editoriali La fine di Gheddafi (21-10-2011)
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Manifestanti LibiaLA FINE DI GHEDDAFI

 

Che la sorte del regime di Gheddafi fosse ormai segnata si era capito già da diversi mesi. Quale sarebbe stata la sorte della persona era cosa meno prevedibile. Avrebbe potuto fuggire fuori dal suo paese, essere arrestato e processato da un tribunale libico o da un tribunale internazionale, morire nel corso di un attacco armato, o altro ancora. E' stato trovato nascosto in un canale di raccolta delle acque, è stato ucciso, forse "a sangue freddo".

Si realizza quello che la Bibbia dice: "Ho visto l'uomo malvagio e prepotente ergersi come albero verdeggiante sul suolo natio, ma poi è scomparso ed ecco, non c'è più" (Salmo 37:35,36). In breve tempo un potere immenso è svanito nel nulla!

L'uomo raccoglie quel che semina. Quasi tutti i dittatori, prima o poi, fanno una brutta fine. La Parola di Dio ammonisce: "...sappiate che il vostro peccato vi ritroverà" (Num. 32:23).

Non si pensi che questo monito riguarda solo i dittatori, gli autori di efferati crimini, coloro che seminano a piene mani lutti e dolori  nel nostro mondo tormentato; riguarda tutti, perchè tutti possiamo cadere nel peccato. Spesso il peccato ci ritrova presto, nel corso della nostra vita, con le conseguenze che le nostre colpe e i nostri errori generano o con l'azione di disciplina e di correzione che il Signore ci infligge per farci considerare i nostri torti e riportarci sulla via del ravvedimento.

Altre volte pare che questa azione non ci sia e che riusciamo a "farcela franca", ma non è così, perchè se anche il nostro peccato non dovesse ritrovarci in questa vita ci ritroverà senz'altro dinanzi al tribunale divino.

Alcune immagini che sono state mostrate del cadavere di Gheddafi sono raccapriccianti. Sembra non ci sia posto per la pietà in tanti cuori, ma solo la gioia della vendetta. Si succedono i secoli e i millenni nella storia del genere umano, si pensa che l'uomo debba progredire nel suo vivere sociale, ma ad ogni occasione si torna a vedere che il cuore dell'uomo è "insanabilmente maligno" (Ger. 17:9), pieno di cattiveria, di crudeltà, soddisfatto nel poter infliggere sofferenze al proprio nemico.

Sono immagini che sono in contrasto con la sensibilità dei credenti. E' vero che il cristiano ama la giustizia, ma una giustizia esercitata con equità e rispetto. Non dimentichiamo che Dio stabilì che neppure Caino dovesse essere vittima di una "giustizia sommaria" come quella che spesso si esercita in ogni parte del mondo.

Solo lo Spirito di Dio può cambiare i cuori, duri come la pietra, per renderli teneri, pietosi, benevoli, come quello di Gesù, crocifisso non per colpe commesse, ma per dare la sua vita come prezzo di riscatto per l'umanità malvagia di tutti i tempi.

 

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